Bova, RC  •  3 May 2026, 21:44

Frutti dimenticati: il Basilicuzzu

Basilicuzzu, Pyrus Communis L. Fam. Rosacee. Tale varietà di pero evidenzia con il suo termine ellenico la sua origine quantomeno bizantina: alla base c’è basileus (“re” in greco classico) oppure basilicòs che significa reale, mentre con il suffisso italiano uzzo dal valore diminutivo e nello stesso tempo vezzeggiativo, il suo significato equivale a “reuccio” oppure a “figlio di re” o “principino”. Effettivamente i basilicuzzi sono degni di un re sia per la loro graziosità sia per il loro gusto gradevolissimo, che sa un po' di moscato misto a cannella; sono minuscoli, graziosissimi, dal peduncolo una volta e mezza più lungo del frutto, carnoso per una parte, e a maturazione assumono la colorazione dell’oro. Frutti "da re", i basilicuzzi erano solo sulle tavole di chi aveva la terra. Di fatto non venivano consumati dalla povera gente che coltivava i terreni dei benestanti. Ma naturalmente i contadini non omettevano di assaggiarli o di portarne qualcuno ai propri bambini... I basilicuzzi rappresentavano uno dei simboli del germoplasma della Chora della Grecìa (ossia il territorio abitato dai greci di Calabria) e specialmente della Chora tu Vua, il territorio di Bova, che era il centro più rappresentativo dei greci di Calabria. Attualmente l’area di diffusione dei basilicuzzi è limitata al territorio di Bova e Bova Marina, quindi al cuore dell’area grecanica, ma probabilmente prima era estesa ai paesi circonvicini. La scarsa diffusione dei basilicuzzi dimostra ancor di più come essi fossero appannaggio solo dei ricchi e interdetti di fatto ai poveri, che del resto li consideravano frutti poco utili rispetto alle enormi pere della varietà Muntagnisi, da cui si ricavavano le pere secche per l’inverno. @Associazione Rudina #ferruzzano #calabria #costadeigelsomini #fruttidimenticati