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Meraviglia
Meraviglia  }  Monti e colli

Le cinque giornate di Vo’ - 2 DI 6

Zovon e la trachite del Rovarolla

Seconda giornata

Dov'è

Veneto

Piazzale G. Zattarin, 1401, 35030 Zovon PD, Italia (28m s.l.m.)

Indicazioni stradali
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Un campanile che risalta sul verde dei colli mi offre un riferimento visivo per continuare il viaggio. Inforco la bicicletta e m’avvio lungo la strada bianca che segue l’argine di un fosso. È subito piena campagna, tra i campi di grano mossi dal vento. Mi fermo a guardare alcuni storni che scendono ad accarezzare le spighe e subito s’impennano: divertimento puro, non c’è altra spiegazione. La scarpata si colora di papaveri e fiori di malva. Di là dal fosso risponde la salvia dei prati con una pennellata di blu. Ecco i primi vigneti con un ciliegio qua e là, rosseggiante di frutti, tentazione cui si deve resistere. Resto incantato dal fogliame cangiante di un filare di salici. Male, mai lasciarsi andare allo sdilinquimento, perché da una siepe parte un colombaccio e «fasso na schincarola» che a momenti finisco giù per la proda. L’alveo è imbiancato dal crescione in fiore ed è un viavai di libellule dai riflessi metallici. A mia volta spavento i pescetti di una pozza che saltano fuori dall’acqua. Una rana gracida tutto il suo disappunto.

Il paesaggio rurale che accompagna la Provinciale dei Colli nel tratto che con qualche tornante collega Zovon a Teolo.

Passato un ponticello, mi ritrovo sul sagrato della chiesa di San Giuseppe: bella, ma proprio una chiesina al cospetto di tanto campanile. Mi spiegano che a fine Ottocento l’intenzione era di rifar tutto in grande, chiesa e campanile, ma dopo aver speso una fortuna per il campanile, decisero che la chiesa poteva restare così com’era. Alle undici e mezza parte il carillon con una suonatina da ora canonica. Poi a mezzogiorno in punto, se mai qualcuno si fosse distratto, tutte le campane suonano a distesa. Benvenuto a Zovon, sembrano dirmi: centro antico, probabilmente sede di un culto alla dea Giunone, donde il nome attuale.

Melograni, olivi e la graziosa villa Ferrian sullo sfondo delle cave di trachite del monte Roverolla

Lo sguardo s’alza verso la collina: belle costruzioni, tra cui la vezzosa Villa Ferrian, con la sua colombaia sullo sfondo del monte Rovarolla. Segni forti del paesaggio sono le cave di pietra, di una varietà tanto particolare da esser chiamata ‘zovonite’, gialla o grigia, anche variegata, un tempo assai richiesta.

Chiedo consiglio a un indigeno per il pranzo: «risi e bisi», risponde, che è il momento dei piselli; celebri, quelli della vicina Baone; minestra densa più che risotto, spiega, e «ogni riso un biso». Nel calice, un Serprino frizzante. O ancor meglio, aggiunge, «risi e bisi co’ l’oco in onto», decantando la carne d’oca conservata nel suo grasso come una delicatezza da Slow Food. Piatto da rosso, ça va sans dire, taglio bordolese, Merlot Cabernet, con un tocco di Raboso, alla maniera euganea.

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Francesco Soletti

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