
Solano, parentesi agreste fra il Tirreno e l'Aspromonte
Spartite tra Scilla e Bagnara, le due contrade di Solano condividono uno scenario rurale che si traduce in sapori d'altri tempi
Dov'è

Solano: dov'è il borgo ai piedi dell'Aspromonte
Solamini era il nome del comune che in origine riuniva le odierne frazioni di Solano Superiore e Inferiore, oggi sotto la giurisdizione rispettivamente di Scilla e Bagnara Calabra. La via più diretta per raggiungerle è la provinciale che da Bagnara sale verso Sant'Eufemia d'Aspromonte facendosi perdonare dei tornanti con vedute sempre più ampie sullo Stretto. Alla lunga si immetterebbe nella vecchia statale 3 «Aspromonte-Jonio», nel tratto di salita ormai prossimo a Gambarie. Gita più che raccomandabile, se non fosse che i 600 metri di quota o poco più di Solano Superiore offrono già una suggestiva anteprima della montagna calabrese per antonomasia. Piccole comunità di agricoltori, pastori e boscaioli che, nonostante la forte emigrazione lungo tutto il Novecento, offrono ancora una genuina immagine della Calabria d'entroterra che nulla ha da spartire con le mondanità balneari.
Il territorio e le tradizioni
Il territorio è suddiviso in diverse frazioni – o rioni come li si chiama localmente – dai nomi evocativi di una ruralità antica – Runci, Scarinci, Tagli, Pagliari – mentre più avanti, verso i Piani dell’Aspromonte, si trova Aciarello. È un'agricoltura di mezza montagna, nella quale ha ancora ruolo rilevante l'olivo nel mosaico degli orti – patate e fagioli, i prodotti più favoriti – in una cornice di pascoli, dunque di ricotte e pecorini. Una tranquilla vita di campagna, che tuttavia ha un sussulto a metà luglio per la festa patronale, partecipata anche da molti solanesi di ritorno. Portata in solenne processione fino ai Piani d'Aspromonte la Madonna del Carmine, è festa grande in una cornice di rara intensità gastronomica.
Un po' di storia: i Mille di Garibaldi
Per quanto appartato, anche questo angolo di Calabria è stato sfiorato dalla grande storia a partire dall'età ellenico-romana, in particolare al tempo della Via Popilia, che collegava Capua a Reggio via Scilla. La vicenda più coinvolgente, tuttavia è quella di Palo De Flotte, garibaldino in forza ai Mille col grado di colonnello. Sbarcato nella notte tra il 21 e il 22 agosto sulla spiaggia di Favazzina, De Flotte avanzò verso l'interno scontrandosi, proprio a Solano, con un reparto di cacciatori napoletani. E qui cadde, «combattendo perché in Italia trionfasse il diritto del popolo», come si legge sul cippo che qui lo ricorda: spunto per una variante del consueto tour che sale in Aspromonte al memoriale del ben più celebrato ferimento di Garibaldi.
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