

Scilla: la chiesa dell'Immacolata
La Chiesa Matrice riassume in sé gran parte della storia di Scilla, ivi compresi i ricorrenti terremoti, dalle macerie dei quali per ben quattro volte è risorta
Dov'è

Cos'è e dov'è la chiesa dell'Immacolata di Scilla
La chiesa matrice, dedicata alla Maria Santissima Immacolata, è il fulcro spirituale e geografico di Scilla. Alle falde del castello, dove si ritiene ebbe origine il culto in età paleocristiana, la chiesa sorge infatti sulla dorsale del promontorio che dapprima divide le due contrade marittime, Chianalea e Marina Grande, e poi sale al quartiere di San Giorgio, rivolto all'entroterra. Tutte le strade – o meglio, tutte le scalinate – portano all'Immacolata, si potrebbe dire. Il momento più coinvolgente per varcarne la soglia è in occasione della Novena che precede la solennità dell'8 dicembre, Festa dell'Immacolata, con preghiere e canti mariani culminanti nella processione della venerata Statua, sullo sfondo di luminarie e fuochi d'artificio.
Un po' di storia, dagli inizi...
Una chiesa dalla storia travagliata, nel Medioevo annessa a un importante monastero basiliano, ma più volte ricostruita a causa di terremoti. Nel Seicento aveva aspetto barocco, pianta a croce latina, cupola e tre navate separate da colonne di marmo di Carrara; all'altare maggiore, una Madonna di scuola napoletana di fine Cinquecento, conservata all'interno della chiesa attuale assieme a uno degli angeli genuflessi che la affiancavano. Come pure un busto di San Pietro a tutto tondo, attribuito alla scuola del Bernini, con uno stemma dei Ruffo riportato sulla base. Di questa chiesa resta solo un'accurata descrizione, perché venne meno col rovinoso sisma del 1873. O per meglio dire, resta quel che venne salvato dalle macerie e reimpiegato ad memoriam nella decorazione delle successive costruzioni.
... al '900
«Sulla rupe testimone di plurimillenari miti, leggende e storie, che vide veleggiare Ulisse e danzare sirene, il 14 giugno dell'Anno Mariano 1958 viene posta la prima pietra della chiesa che per la quarta volta risorge tra i due incantevoli azzurri del mare e del cielo, il celestiale azzurro di un manto che ai sogni dell'anima faccia vela verso l'infinito.» Così è riportato sulla pergamena vergata nel giorno d'avvio dei lavori di ricostruzione del 1970 secondo criteri antisismici, ma valorizzando materiali antichi, come le sei colonne nobilitano la facciata assieme a una copia della Madonna in marmo custodita all'interno. Una commistione temporale, che risalta nell'altare maggiore e nella cattedra, composti da pannelli di marmi commessi seicenteschi, sullo sfondo della decorazione absidale di maestri del nostro tempo.
Da non perdere: la Madonna della Porta
L'opera più significativa nell'odierno patrimonio dell'Immacolata è testimone del suo migliore passato, la cosiddetta Madonna della Porta, una tavola dipinta proveniente dall'annesso monastero medievale di San Pancrazio. L'opera è attribuita al Maestro di Galatina, artista attivo ai primi del XV secolo, che svolse il tema della bizantina Vergine Odigitria, «Colei che indica il cammino», sullo sfondo di un'arco arabo-moresco, donde l'appellativo popolare. La sacra rappresentazione della Madonna col Bambino rimase sull'altare maggiore della chiesa fino ai primi del Seicento, quando venne sostituita da una scultura marmorea. Sopravvissuta a tutte le vicissitudini patite dalla chiesa, la tavola è stata infine collocata nella cappella del Santissimo Sacramento entro un'edicola scolpita a ribadire la devozione della comunità al suo passato.
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Collezioni
La Mappa ringrazia:
Scilla, dove peschiamo sorrisi – Comune di Scilla – PNRR Ministero della Cultura M1C3, Mis. 2, Inv. 2.1 “Attrattività dei borghi storici” – Finanziato dall’Unione europea, NextGenerationEU – CUP: F79I22000150006 – CIG B8DCA761AB