Santuario di San Costanzo al Monte, capolavoro nascosto
Circondato dai boschi della Valle Maira, in provincia di Cuneo, sorge il Santuario di San Costanzo al Monte: un capolavoro di pietra che sembra sospeso nel tempo
Dov'è

Cos’è e dov’è il Santuario di San Costanzo al Monte
Questo straordinario monumento medievale, isolato da tutto, si trova a 807 metri di altitudine, sulle pendici del Monte San Bernardo, nel territorio comunale di Villar San Costanzo. Si tratta di una delle testimonianze storico-architettoniche più affascinanti e misteriose dell'intero Piemonte. Il complesso, circondato da edifici di varie epoche, uno dei quali addossato al fianco destro, è costituito da tre chiese distinte, due completamente sovrapposte, la terza, davanti, a fare da atrio. La facciata è quella dell’atrio, a doppia capanna, un’aggiunta settecentesca. Splendido è il retro, con tre imponenti absidi semicircolari, di pietra grigio chiaro, scandite da lesene e coronate da profonde gallerie. Insieme al magnifico tiburio è la parte più schiettamente romanica del complesso.
Perché è speciale: chiese sovrapposte
La particolarità dell’insieme è che la chiesa inferiore non è una cripta ma una vera e propria chiesa, con la stessa disposizione di quella superiore, sorretta da massicci pilastri e fiocamente illuminata da strette finestrelle strombate. La chiesa superiore, più alta e luminosa, ha la semplice eleganza del romanico: un’aula a tre navate con volte a botte sorrette da massicci pilastri e conclusa da tre absidi. Notevoli sono i capitelli in pietra locale, con sirene bicaudate, mostri, animali e fantasiosi intrecci vegetali.
Una sbirciatina alla chiesa in restauro
Da un tramezzo in legno si può dare un’occhiata alla chiesa che fa da atrio, un’aggiunta più tarda, anch’essa a tre navate, sorretta da robuste colonne di blocchi di pietra grigia. L’accesso purtroppo è interdetto, durante i restauri, infatti, nel 2019, sulle pareti della chiesa è venuto alla luce un raro ciclo di affreschi di epoca romanica particolarmente interessanti perché contengono narrazioni tratte dai Vangeli apocrifi, esclusi dal canone ufficiale della Chiesa cattolica ma molto diffusi nella cultura popolare medievale.
Un po’ di storia: San Costanzo e il suo santuario
Tra il 303 e il 305 d.C., sotto l'imperatore Diocleziano, Costanzo, un soldato romano della Legione Tebea convertito al cristianesimo si rifugia tra i boschi del Monte San Bernardo per sfuggire alle autorità ma viene scoperto e ucciso. Sul luogo del martirio nel V secolo sorge una cappella votiva. Nell’VIII secolo i Longobardi vi fanno erigere una importante abbazia benedettina. Questa oasi di cultura viene però brutalmente cancellata all'inizio del X secolo, quando ondate dei Saraceni invadono il basso Piemonte, saccheggiando e distruggendo l'intero monastero. Parte di questa chiesa è possibile sia rimasta nella parte est della cripta, visibilmente più antica del resto.
La rinascita si deve alla contessa Adelaide di Susa che, intorno al 1109, fa ricostruire il santuario. I lavori si concludono nel 1190 con l'edificazione dell'attuale chiesa a due piani sovrapposti su progetto dei maestri comacini. Nel tardo Duecento viene aggiunto l’atrio.
Con i secoli l'abbazia perde il suo potere e l'edificio va in decadenza. In epoca napoleonica viene venduta a privati e trasformata in un'abitazione rurale, ciò spiega gli edifici rustici che la circondano. Nel XX secolo si avviano imponenti lavori di restauro che liberano le navate dai divisori aggiunti. Gli interventi più recenti hanno definitivamente consolidato la struttura e svelato gli affreschi medievali. I lavori sono attualmente fermi per mancanza di fondi.
Curiosità: San Costanzo e i Ciciu del Villar
Alla storia e alla geografia del luogo è legata la leggenda popolare più famosa che riguarda il Santuario. Si narra che mentre San Costanzo fuggiva nei boschi, inseguito da cento soldati romani inviati per ucciderlo, si voltò e gridò ai suoi inseguitori: «O empi incorreggibili, o tristi dal cuore di pietra! In nome del Dio vero vi maledico. Siate pietre anche voi!» All'istante, i cento legionari si trasformarono nelle tipiche colonne di pietra a forma di fungo che si possono osservare ancora oggi nella vicina riserva geologica dei Ciciu del Villar.
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