L’Abbazia benedettina di Santa Maria di Cavour
Un antico monastero denso di storia, all’ombra di alberi secolari
Dov'è

Cos'è e dov'è l'Abbazia di Santa Maria di Cavour
Nella campagna piemontese, poco distante dal paese, sorge l'Abbazia di Santa Maria di Cavour, un antico complesso religioso composto di edifici di epoche diverse. Appena passato il varco di accesso, si è immersi in un piacevole silenzio e compare la grandiosa abside romanica della chiesa con accanto il campanile quasi gotico con la sua bella bifora e la decorazione in cotto. Intorno, sparsi un bel prato verde, come gettati a casaccio, lastroni di pietra e la base di una colonna romana.
Un po' di storia
Questo complesso benedettino fu fondato nel 1037 per volere del vescovo di Torino Landolfo su una precedente chiesa paleocristiana distrutta da una scorreria saracena nel X secolo. Divenne in breve tempo un notevole centro di potere spirituale, economico e politico nel Medioevo. Caduto in decadenza nei secoli successivi fu distrutto dai Francesi nel ‘500 e ricostruito in forme tardo barocche, risparmiando però la cripta romanica. La ristrutturazione dei primi anni ‘60 ha eliminato gli orpelli barocchi e riportato in luce l’antica struttura.
Perché è speciale: la storia raccontata dalla pietra
Il luogo è quindi un concentrato di storia: l’abbazia sorge sui resti delle mura dell’antica città, Forum Vibii Caburrum, i cui scavi hanno portato alla creazione di un piccolo museo, ricavato nell’edificio dove venivano conservate le botti e dove avveniva la pigiatura. La stessa chiesa è frutto della stratificazione di epoche diverse.
Da non perdere: la cripta romanica
Ciò per cui l’abbazia vale assolutamente la visita è la sua cripta. Scendendo i pochi gradini che portano sotto il livello del suolo, ci si trova nell'ambiente più antico e intatto del complesso. Qui lo spazio è diviso in cinque piccole navate longitudinali, scandite da quattro file di colonnine che sorreggono una serie di volte a crociera. La luce penetra fioca da piccole monofore, creando un gioco di ombre davvero suggestivo.
Il più antico altare piemontese
Qui si trova, almeno secondo le guide, il più antico altare piemontese oggi conservato, per costruirlo è stata riutilizzata una pietra d'epoca romana, un miliario della strada che collegava i centri della zona. Ma tutta la cripta è frutto di un vero e proprio saccheggio dell'antica città romana di Forum Vibii Caburrum. Potrebbe essere curioso andare alla scoperta dei capitelli romani capovolti usati come basi per le colonne o dei frammenti di lapidi funerarie romane incastonate nelle pareti e nel pavimento ma la scoperta più curiosa è una lastra in marmo di Paros che presenta la sagoma incavata di due piedi umani. Attribuiti ad impronte di angeli o santi dalla tradizione, in realtà sono basi per statue. I romani infatti scavavano nel basamento di pietra la sagoma esatta dei piedi (o dei sandali) della statua. All'interno di questi incavi venivano poi colate delle staffe di metallo o di piombo per bloccare i piedi della scultura e impedirne la caduta.
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