
Il bosco di Rudina, scrigno di biodiversità
L’ultima testimonianza di foresta mediterranea sul versante ionico dell’Aspromonte
Dov'è

Dov’è il bosco di Rùdina
Tra il borgo fantasma di Ferruzzano e la Fiumara La Verde, alle porte dell’Aspromonte, il Bosco di Rùdina è l’ultimo baluardo di biodiversità sul versante ionico della Calabria, così prezioso da essere riconosciuto dall’Unione Europea come ZSC, Zona Speciale di Conservazione.
Perchè è speciale: biodiversità nel bosco di Rudina
Quasi duecento ettari di bosco mediterraneo a bassa quota, che grazie all’esposizione a nord diventano habitat ideale anche per alberi tipici della fascia montana. Qui dunque crescono fianco a fianco il leccio (Quercus ilex), la sughera (Quercus suber), la roverella di Virgilio (Quercus virgiliana), l’orniello (Fraxinus ornus, l’albero della manna), ma anche alberi abituati ad altitudini maggiori, come il farnetto (Quercus frainetto) e il carpino nero (Ostrya carpinifolia), Ben 310 specie vivono nel bosco di Rudina, alcune delle quali rare o a rischio di estinzione: una fra tutti, la felce regale (Osmunda regalis). Non mancano rari esemplari di vite silvestre, abbarbicata agli alberi.
Da non perdere: i palmenti del bosco di Rudina
E la vite silvestre ci porta ai palmenti, le antichissime vasche scavate nella pietra usate in tempi remoti per estrarre il mosto dall’uva. Nel territorio di Ferruzzano i palmenti sono incredibilmente numerosi (più di 150!) e nel bosco di Rudina se ne trovano diversi esemplari, spesso mimetizzati tra gli alberi, verdi di muschio o riempiti di acqua piovana. Uno di essi - piuttosto grande e ben conservato - è proprio all’inizio del sentierino che dalla strada carrabile porta verso l’area picnic.
Curiosità: le rocce di Zacharia, rosse come il Gran Canyon
Proprio all’imbocco del bosco ci aspetta una vera meraviglia della natura: tra il verde degli alberi e l’azzurro del cielo si staglia un’alta parete di roccia rossastra e marziana. Il colore è dato dalla presenza di licheni e di ferro, ci spiega Santo, la nostra guida. La roccia è un’arenaria particolare, con cuscinetti sabbiosi dove il leccio e il lentischio insinuano le loro radici, fino a staccare prismi di roccia che nel tempo formano una sabbia finissima alla base della parete. Santo ci fa notare anche una striatura grigia alla base della parete, vicino a una spaccatura: sono tracce di fumo. Forse un fuoco da campo di un avventuroso campeggiatore? Niente affatto! È un fuoco che risale al Neolitico: ce lo rivela il fatto che il colore è incorporato nella roccia. Ah, la meraviglia di saper leggere la storia nella natura!
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