

Cipolla dell'acqua, delizia di Santarcangelo di Romagna
Nutrita con amore dalle acque del Marecchia, questa dolce cipolla romagnola è un presidio Slow Food dell'Emilia Romagna
Dov'è

Cos’è e dov’è la Cipolla dell’acqua di Santarcangelo in Valmarecchia
Se ami le colline romagnole e i prodotti a km zero dovresti dirigerti verso Santarcangelo di Romagna, dove prospera la Cipolla dell’acqua di Santarcangelo, eccellenza autoctona che in dialetto è conosciuta come «zvòla da aqua». È molto grande, un bulbo può pesare fino a un chilo, di colore biondo e ha la buccia dorata. Il suo nome rimanda all'antica tecnica di coltivazione che richiedeva un'irrigazione generosa, resa possibile dalle acque del fiume Marecchia. Oggi, l'area di produzione tradizionale si concentra nella bassa valmarecchia, in particolare tra Santarcangelo e la frazione riminese di Corpolò, preservando un legame indissolubile con il territorio.
Un po’ di storia e il Presidio Slow Food Emilia Romagna
La tradizione della zvòla da aqua è talmente radicata nel tessuto culturale di Santarcangelo da aver ispirato il soprannome con cui gli abitanti sono noti ancora oggi: «zvùléun», ovvero «cipolloni», appellativo datogli dai vicini riminesi. Nella prima metà del ‘900, la coltivazione ha subito un forte declino, resistendo solo grazie all'impegno e alla passione di pochi agricoltori. Questa dedizione è stata premiata: la cipolla ha ottenuto prima la Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.) e, più recentemente, è entrata a far parte dei Presidi Slow Food Emilia Romagna.
Da non perdere: il gusto inconfondibile dei prodotti a km zero
Il vero gioiello di questa varietà è la sua incredibile dolcezza, una caratteristica che la rende versatile e digeribile, permettendone il consumo anche cruda, magari affettata finemente. La Cipolla dell’acqua di Santarcangelo è l’esempio perfetto di come un ingrediente possa unire tradizione e innovazione, offrendo al viaggiatore la possibilità di gustare autentici prodotti a km zero. Se siete in provincia di Rimini e vi chiedete cosa mangiare, potete provare con zuppa di cipolle, strozzapreti con guanciale o cipolla stufata con salsiccia e piadina.
Curiosità: quando mangiare la cipolla di Santarcangelo
Il segreto per gustare i prodotti a km zero è la stagionalità, anche qui nelle colline romagnole. La raccolta della Cipolla dell’acqua di Santarcangelo si svolge generalmente tra la metà di luglio e la fine di agosto. Dopo l'essiccazione, i bulbi vengono legati nelle caratteristiche trecce (reste) per la conservazione, che nel migliore dei casi si protrae fino a Natale, ma che raggiunge il suo apice di consumo in autunno. Il periodo ideale per celebrare questo prodotto è, tradizionalmente, in concomitanza con la Fiera di San Michele a settembre o quella di San Martino a novembre, feste imperdibili nelle piazze di Santarcangelo.