

Castello Ruffo, vedetta dello Stretto, simbolo di Scilla
Dai leggendari Tirreni, che per primi presidiarono il Promontorio, ai Ruffo, che ne fecero la roccaforte del proprio casato
Dov'è

Cos'è e dov'è Castello Ruffo
Ci sono luoghi predestinati per la loro stessa natura e il promontorio Scillèo, volendo usare il suo nome aulico, è uno di questi: imponente e granitico, proteso verso un tratto di mare di suggestioni omeriche, non poteva che diventarne l'alto presidio. Questo vale, a maggior ragione, per il castello che lo sovrasta dando l'impressione d'esserne la naturale propaggine, incombente, arcigno, composito, come se fosse progressivamente scaturito dalle sue viscere. Vero genius loci, genera ammirazione e un timore reverenziale che tuttavia si supera per il desiderio di affacciarsi dai suoi spalti e ammirare lo Stretto dal belvedere più intriso di storia e mito.
Un po' di storia
Il castello compendia in sé tutta la storia di Scilla. Difficile a dirsi chi per primo occupò stabilmente il promontorio, verosimilmente i Tirreni, appellativo che i Greci davano agli Etruschi, apprezzandoli come commercianti. La prima fortificazione documentata – ne parla Strabone – fu proprio quella magno-greca voluta da Anassilaos, tiranno di Reggio, per avere pieno controllo dello Stretto e un porto rifugio al suo ingresso; poi vennero Romani, Bizantini, via via fino ai Normanni e poi agli Angioini. Passaggio fatidico, l'anno 1533, quando vi posero residenza i Ruffo di Calabria, che nel bene e nel male furono a lungo protagonisti della storia locale. Altri momenti cruciali, i terremoti del 1783 e 1908, soprattutto quest'ultimo, che lo mise a dura prova. Divenuto bene demaniale, dopo essere stato in anni recenti anche ostello della gioventù, è oggi sede di una fondazione culturale e luogo per convegni ed eventi.
Perché è speciale: un panorama vastissimo sospeso su storia e mito
Una bella salita conduce al ponte oltre il quale un arco a sesto acuto reca lo stemma dei Ruffo, segnato da tre conchiglie. La conchiglia, simbolo del pellegrino, qui a ricordare la partecipazione ad altrettante crociate. Si sale, si sale, e quel che davvero premia è la vista: scorci suggestivi, attraverso feritorie e finestrelle, e poi amplissime vedute, da capo Peloro, vertice nord-orientale della Sicilia, a Capo Vaticano, oltre la Costa Viola, con il profilo delle isole Eolie all'orizzonte, sorvolando le contrapposte contrade a mare: la Marina Grande con la sua lunga spiaggia falcata, e Chianalea, con la sua variopinta palazzata a mare. Panorama indimenticabile, specie al tramonto con le due coste che si imperlano di luci. Il castello stesso vi contribuisce con il faro che reca in sommità.
Da non perdere: il castello e la pesca al pesce spada
Infine, sotto un'ampia volta, l'incontro che non ti aspetti, una barca che a prima vista tradisce la particolarità della sua funzione: lunga e snella, con un albero a mezzavia, ma non per una vela, piuttosto per una vedetta; quattro scalmi per i remi, due dei quali, verso poppa, sporgenti, dettaglio che lascia intendere l'intensità della vogata; e degli appoggi a prua, il cui profilo si spiega con la dinamica della pesca al pesce spada a colpi d'arpione, ma quella che si praticava una volta, a sola forza di braccia, alla pari col pesce. In etichetta, il nome «luntre», parola d'etimo latino che da generico termine nautico ha finito per indicare solo questa particolarissima lancia da pesca (anche se c'è chi sostiene che a proposito del pesce spada si dovrebbe propriamente parlare di 'caccia').
Entra nella Mappa delle Meraviglie dell'Italia da scoprire e trova tesori dove meno te l'aspetti... Ispirati, Consiglia, Condividi...
Collezioni
La Mappa ringrazia:
Scilla, dove peschiamo sorrisi – Comune di Scilla – PNRR Ministero della Cultura M1C3, Mis. 2, Inv. 2.1 “Attrattività dei borghi storici” – Finanziato dall’Unione europea, NextGenerationEU – CUP: F79I22000150006 – CIG B8DCA761AB