Roma, RM  •  15 ene 2023, 10:16

Adotta un castagno

Il castagno è un albero antico, presente nell’area mediterranea sin dall’inizio dell’era geologica chiamata “Cenozoico”, ovvero da ben 65 milioni di anni. E’ una delle piante più longeve, tanto che in Italia si contano esemplari di 3-4.000 anni di età. Boschi di castagni ricoprivano, e ricoprono ancora, l’Italia alpina e appenninica, estendendosi da nord fino alla Sicilia compresa. Il castagno, denominato anche l’albero del pane, era la versione botanica del maiale, perché dello stesso non si buttava nulla: dal legno prezioso per la falegnameria e per l’estrazione dei tannini utilizzati nella concia delle pelli, alle ramaglie utili per alimentare il focolare, alle foglie impiegate per riempire i pagliericci. Senza dimenticarci dei funghi che crescono ai piedi degli alberi e dei frutti, le castagne, che garantivano il sostentamento per tutto l’anno: un alimento con un alto valore alimentare, con un basso costo di produzione e con il pregio della facilità di conservazione. La “cultura del castagno” in Italia ha svolto un ruolo essenziale per l’economia delle aree interne e montane, garantendo la sopravvivenza a chi aveva la fortuna di avere qualche capo animale e poteva nutrirsi di latte e castagne. Tutto questo accadeva ancora nella seconda metà del secolo scorso, quando l'Italia era il principale produttore mondiale di castagne e il primo paese esportatore ai mondo: la produzione Italiana è passata dalle 556.970 tonnellate del 1928 alle sole 50.000 del 2021. Urbanizzazione e spopolamento della montagna hanno portato a un rapido abbandono dei castagneti e a un progressivo loro inselvatichimento. Le patologie che hanno colpito le coltivazioni (come il “mal dell’inchiostro”, il “cancro corticale” o il “cinipide del castagno”), tagli e abbattimenti delle piante, hanno contribuito a una forte perdita del peso economico e culturale di queste importanti piantagioni. Oggi l'Italia, importa grandi quantità di castagne per soddisfare il fabbisogno interno. Meglio, l‘Italia continua a esportare castagne e marroni di pregio per il consumo del fresco e importa castagne di qualità inferiore destinate in larga misura alla trasformazione (farine, quinta gamma, snack, ecc.) e alla vendita nel canale GDO. Per la fragile economia agricola delle nostre montagne la castanicoltura rappresenta una concreta opportunità di reddito e l’impegno che le aziende agricole rimaste sul territorio, insieme a alcuni castanicoltori “di ritorno“, stanno profondendo per rilanciare la produzione, merita un concreto sostegno da parte nostra, consapevoli che la “cura del castagneto” significa “custodia” di un territorio particolarmente fragile come è quello montano. Sostenere la castanicoltura vuol dire custodire la presenza di alberi che assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, garantire la tenuta dei versanti montuosi soggetti a frane e smottamenti, creare posti di lavoro in aree abbandonate dove non ci sono altre opportunità di reddito, gioire per la disponibilità di un alimento di buona qualità come le castagne, conservare la bellezza dei paesaggi con spazi boschivi da utilizzare per un turismo all’aria aperta sempre più apprezzato dalle molte persone interessate a esperienze e proposte semplici, seppur non banali e scontate. Non pensate anche voi che sia opportuno incentivare e sostenere chi vuole cimentarsi nell’impegno di custodire i castagneti e tributare il giusto riconoscimento ai frutti di questa pianta davvero speciale? Seguici su www.convivalia.it per conoscere le nostre proposte di adozione. #adozionialimentari #adottauncastagno